Antecedenti Storici: usurpazione di terre in Patagonia
Usurpazione di terre etichettata come “donazione”[1]
Il 18 ottobre 1884, si registra l’ultima battaglia della Campagna del Deserto, campagna militare organizzata dal governo argentino per “sterminare gli indios barbari e selvaggi di Pampa e Patagonia”. Con questa battaglia si ottiene il dominio territoriale dell’attuale provincia del Neuquén fino al fiume Limay e successivamente della provincia del Chubut, dove alcuni mesi più tardi vengono fatti arrestare i cacicchi Inacayal e Foyel[2]
Nel 1896, il presidente José Evaristo Uriburu (1895-1898), dona 900.000 ettari suddivisi in dieci appezzamenti di circa 90.000 ettari l’uno (alcuni sono di 86.000, altri di 91.000, altri ancora di 92.000 e 96.000 ettari) a dieci cittadini inglesi, alla presenza di uno scrivano pubblico della Capitale Federale che è al tempo stesso un privato.
Non è chiaro come un presidente possa un giorno essersi fatto carico di donare ad un pugno di persone una simile quantità di ettari di terra, promuovendo in tal modo l’usurpazione di una superficie enorme all’interno della quale oggi potrebbero vivere tantissime famiglie. Non è chiaro con quali argomenti Uriburu ignorò la legislazione sulle terre vigente al momento, il cui obiettivo era quello di “popolarle” con le diverse famiglie che avevano avuto piccole proprietà e avevano saputo sostenersi autonomamente, e questo nonostante fosse espressamente proibita l’accumulazione di vari lotti sotto la stessa persona, fatto che veniva punito con la caducità della donazione.
Mancato rispetto della legislazione vigente
La legislazione vigente al momento, e cioè la legge sulle terre del 1265 che disciplinava le consegne onerose (la vendita di terre), e la legge del 1501 (legge del focolare) che regolava le donazioni di terre, stabiliva che:
- Dette assegnazioni dovevano essere eseguite dallo scrivano di governo maggiore in grado quale unica persona autorizzata a realizzare tali scritture e non da un attuario privato, non in possesso della capacità per svolgere questo tipo di azione.
- Una persona o una società non potevano comprare una superficie maggiore di 40.000 ettari, né tantomeno acquisire due lotti. Le vendite dovevano realizzarsi, inoltre, all’interno di aste pubbliche in cui veniva stabilita una base minima e dove comprava il miglior offerente.
- Le donazioni di terre erano limitate a superfici che oggi corrispondono a un quarto di miglio circa, o a un massimo di 625 ettari. (Fu la stessa legge del 1501, la legge del focolare, a regolare la creazione della riserva mapuche Cushamen, la cui superficie corrisponde appunto a un lotto di 625 ettari).
L’intestazione della scrittura attinente alle terre recita: “Il presidente della Nazione cede, vende e trasferisce”… e descrive ognuno degli appezzamenti tra i quali anche Leleque, Maitén, El Lepa, ecc. Sette degli appezzamenti si trovano nella provincia di Chubut per un totale di 630.000 ettari, due si trovano nel Neuquen e uno nel Río Negro. Proseguendo si legge: “…tenendo conto dei miglioramenti già introdotti si decide di darle in donazione”. È il caso di chiedersi: di quali miglioramenti avrà tenuto conto il sig. Presidente Uriburu per compiere un simile gesto di grandezza nei confronti di dieci cittadini inglesi che in realtà nemmeno si conoscono? Si tratterebbe di miglioramenti introdotti nel 1896, quando fino ad oggi la maggior parte di questi appezzamenti non registra, al contrario, alcun tipo di miglioramento.
Restituzione di favori?
Probabilmente, l’illecita consegna di terre, basata su miglioramenti inesistenti, si spiega semplicemente come compenso per il finanziamento della milizia della Campagna del Deserto, nella quale migliaia di Mapuche furono assassinati o detenuti per avere libero accesso al territorio e consentire agli investitori europei di sfruttarlo .[3]
Le terre fiscali che avrebbero dovuto essere destinate allo stabilimento di coloni e di piccoli proprietari venuti dall’Europa, secondo quanto previsto dalla legge sull’immigrazione, furono distribuite tra una minoranza di famiglie vincolate al potere che per queste pagarono cifre irrisorie o le ricevettero pienamente in regalo.[4]
“Compañía de Tierras”: una società fantasma
In seguito, secondo quanto si rileva da una fotocopia un po'cancellata del presunto titolo di proprietà, venne attuato un trasferimento di dette terre a un mandatario della “Compañía de Tierras”, i cui componenti non si conoscono né nel 1896, né al momento attuale… forse perché inesistenti. Non vi sono prove dell’iscrizione di questa società al Registro delle Persone Giuridiche, né presso la Inspección General de Justicia de la Nación, ma solo presso il Registro Pubblico di Commercio. Una società che nella regione del Chubut non esiste, dal momento che l'iscrizione non risulta presso alcuna delle entità pertinenti.
All’interno della provincia l’impresa detiene il possesso di 630.000 ettari e un capitale e un giro d’affari di oltre cent’anni di compravendita, import-export, vendita all’asta di capi di bestiame… è davvero possibile che non risulti iscritta in nessun loco, che continui ad esercitare in completa libertà e con carta bianca?
Caducità di qualunque tipo di donazione o consegna di terre a scopo di lucro
La legge sulle terre, in vigore nel 1896, esigeva per le terre in donazione il lavoro personale e dichiarava la caducità di qualunque tipo di donazione o consegna di terre nel caso in cui fossero state acquisite a fini di lucro.
Quale maggiore speculazione dell’acquisizione di terre da trasferire nel giro di così breve tempo? Dieci persone acquisiscono dieci proprietà da trasferire ad una società nata in Inghilterra, il cui fine, come è stato dichiarato negli statuti originali, è quello di acquisire e sfruttare terre in Patagonia, terre che in Argentina le vengono praticamente regalate. Non è difficile sospettare che l’impresa sia stata realmente disegnata al puro scopo di ricevere i 900.000 ettari.
Come si può essere proprietari di un’area la cui grandezza, dopo 110 anni, resta ancora da definire?
I certificati del registro di proprietà immobili della provincia del Chubut, uno per la zona denominata Leleque, di 96.000 ettari, l’altro per quella denominata Lepa, di circa 85.000 ettari, indicano: “Proprietà: della Compañía Tierras del Sur Argentina… Osservazioni: soggetta all’obbligo di misura”.
Questo vuol dire che né la zona di Leleque, né quella di Lepa, e probabilmente nessuna di quelle appartenenti alla sudetta Compagnia dispongono delle corrispondenti misure. Nel 1896 veniva ceduta la proprietà, la quale veniva recintata e poi misurata, ma tale misura non soddisfa i parametri oggi in vigore. La misura perimetrale certifica che ciò che si trova all’interno della recinzione corrisponde a quanto risulta dal titolo di proprietà. È a questo tipo di misurazione che resta soggetta la Compagnia, anche se è molto probabile che essa non venga mai eseguita. Perché? Perché nessun organismo della regione esige tali misurazioni, quelle di ciascuno dei dieci immobili in possesso, o anche solo dei sette che si trovano nella regione del Chubut. Nessuno, negli ultimi 110 anni.
Se da tali misurazioni risultassero ettari in più, si dovrebbe convenire che non appartengono alla Compagnia, bensì allo Stato, ciò che le denoterebbe come terre fiscali. La legge provinciale 3765, e cioè quella sulle terre, proibisce espressamente alle società anonime o quelle in cui non risultino i titolari delle azioni, di essere assegnatarie di terre fiscali.
Esistono in archivio alcune mappe riportanti le differenti fasi cronologiche al tempo della Colonia Lepa, una delle quali compare addirittura nel libro edito da Benetton: “Leleque. 13.000 anni di storia”. A partire da queste è possibile seguire la crescita degli appezzamenti nel tempo… per ogni mappa che viene realizzata è possibile notare un nuovo quadratino.
Il fine sociale della terra garantito nella Costituzione Provinciale
È bene aggiungere che la legge sulle terre 3765, attualmente in vigore, non stabilisce solo la creazione di una Commissione per le Terre Indigene, ma anche la possibilità per lo Stato di espropriare terre a beneficio di popolazioni indigene o da destinare per ulteriori fini sociali.
L’attuale Costituzione Provinciale, all’art. 100, garantisce il fine sociale della terra. La terra deve essere un bene permanente di sviluppo sociale: “art. 100. La terra è un bene permanente di produzione e sviluppo. Assolve una funzione sociale. La legge ne garantisce la preservazione e il recupero, provvedendo ad evitare sia la perdita di fertilità che l’erosione, e regolando l’impiego della tecnologia ad essa applicata”.
Non è necessario chiarire che la proprietà aggiudicatasi dalla compagnia non è la stessa consacrata dalla nostra Costituzione. Benetton, con i suoi 900.000 ettari, non sta compiendo una una funzione sociale… i beneficiari non risultano, i proprietari non si conoscono.
Come le terre passano al Gruppo Benetton[5]
| Maggio 1889 | Viene fondata a Londra la compagnia “The Argentinean Southern Land Company Ltd.”, operante in Argentina come compagnia straniera. |
| 1896 | Donazione da parte del presidente Uriburu di 900.000 ettari a dieci cittadini inglesi e successivo trasferimento delle terre alla “The Argentinean Southern Land Company Ltd.” |
| Luglio 1975 | Investitori argentini comprano il pacchetto di azioni della compagnia “The Argentinean Southern Land Company Ltd.” |
| Maggio 1982 | Nazionalizzazione della compagnia, modifica del nome in “Compañía de Tierras del Sud Argentino S.A.” |
| Agosto 1991 | Il pacchetto di azioni della Compañía de Tierras del Sud Argentino S.A. viene comprato dall’ Edizione Holding Internacional N.V., di proprietà Benetton. |
“Compañía de Tierras Sud Argentino S.A.” è una compagnia dedita dal 1889 alla produzione agricola all’interno delle diverse aree del Paese. Fino al 1975 resta una compagnia straniera a capitale inglese, anno in cui viene venduta a un gruppo di investitori argentini. La nazionalizzazione della società è avvenimento recente del 1982, quando si costituisce come Società Anonima argentina.
“La “Compañía de Tierras Sud Argentino S.A.” viene acquisita dall’ Edizione “Real Estate” - impresa di proprietà della famiglia Benetton -, nel 1991, investimento al quale si aggiungono, successivamente, nuove acquisizioni di terre nella provincia di Santa Cruz, Buenos Aires e Río Negro, per arrivare ai 900.000 ettari attuali.” Questo secondo quanto viene riportato nel sito web della compagnia. [6]
Territorio mapuche recuperato - Riparazione Storica
Questo lotto di terra, oggi nuovamente recuperato, si è convertito in un esempio di lotta e di resistenza su cui iniziano a soffiare venti di cambiamento ed equitá. Non si permetterà che si ripeta quanto avvenuto nel 2002, quando una famiglia venne brutalmente espropriata a vantaggio di un’impresa fantasma in un atto di assoluta ingiustizia, dopo che per anni aveva lavorato con grande spirito di sacrificio seminando, costruendo e restituendo alla terra quella funzione sociale alla quale da sempre è destinata.
A quella famiglia venne negato, con l’ingiustizia centenaria di cui gli stranieri sono per un fatto curioso i nativi, la possibilità di sviluppo autonomo insieme alla speranza di svolta. Adesso, però, Santa Rosa è territorio Mapuche recuperato, dove non c’è spazio per la speculazione capitalista.
Il popolo mapuche esige il rispetto dei suoi diritti di popolo e la restituzione dei suoi territori, reclama il diritto di vivere nel territorio dei suoi antenati, territorio che per diritto storico e naturale gli appartiene, diritto a cui mai ha rinunciato e mai rinuncerà.
Le sue richieste trovano fondamento nel diritto internazionale e nelle legislazioni nazionali.
Le sue proposte trovano legittimità nei seguenti punti:
- Benetton non rispetta le disposizioni contenute nei Codici di Condotta dell’Unione Europea sulle attività delle imprese europee che investono nei paesi in via di sviluppo (Risoluzione 15/11/99);
- La privazione di terre ancestrali ai popoli mapuche contravviene all’art. 75 comma 17 della Costituzione Nazionale Argentina del 1853/1994 che: “Riconosce la preesistenza etnica e culturale delle popolazioni indigene e il possesso e la proprietà delle terre tradizionalmente occupate; regola l’assegnazione di altre terre adatte e sufficienti allo sviluppo umano; nessuna di queste sarà alienabile, trasmissibile o suscettibile di oneri o embarghi”;
- Le comunità mapuche sono private della propria sussistenza economica, in violazione degli artt. 14 e 17 della legge 24.071 che ratifica l’Accordo 169 dell’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) sulle popolazioni indigene, mediante il quale gli Stati si impegnano a riconoscerle e a riconoscere loro il diritto di proprietà e di possesso sulle terre da loro tradizionalmente occupate; inoltre “dovranno essere adottate misure volte a salvaguardare il diritto dei popoli indigeni ad utilizzare terre che non siano da essi occupate in forma esclusiva, ma alle quali abbiano avuto tradizionalmente accesso per svolgere di attività tradizionali e di sussistenza”.
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1- Text taken and adapted from the transcription of the Argument of Dr. Gustavo Macayo (in Spanish)
2- Wikipedia en español (in Spanish)
3- The Land is Ours – Newsletter 23
4- Felipe Pigna, The Conquest of the Desert (in Spanish)
5- Table—adapted and extended—from the FARN Report
6- Web site of the Compañía de Tierras del Sud Argentino S.A. (in Spanish)
7- Excluded Mapuches of the “united colors” (in Spanish)

